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Colloqui con un diavolo. Due allegorie metafisiche - P. D. Ouspensky

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Colloqui con un diavolo. Due allegorie metafisiche - P. D. Ouspensky

Colloqui con un diavolo. Due allegorie metafisiche - P. D. Ouspensky

"Colloqui con un diavolo" fu scritto da Ouspensky nel 1914, durante un periodo di ricerche in India e a Ceylon, precedente l’incontro con Gurdjieff.

L’opera contiene due racconti o “allegorie metafisiche” che hanno lo scopo di rendere nota la convinzione del filosofo russo che l’errore principale dell’uomo consiste nel credere che il mondo materiale sia l’unica realtà.

Le novelle esaminano due problemi che Ouspensky reputava fondamentali. Il primo, esposto in “L’inventore”, è quello del “male consapevole”. L’autore era profondamente convinto che il male è sonno, meccanicità e assenza di intenzione, cose delle quali siamo indirettamente responsabili, perché è nostro potere non dormire e non essere meccanici.

Il Diavolo - protagonista del secondo racconto, “Il Diavolo benevolo” - desidera che il genere umano sia felice e non si proponga di raggiungere un chimerico “altro mondo”. Questa allegoria enfatizza la portata della delusione, dell’autoinganno dell’uomo, che rimane attaccato alla Terra perché dorme, non conosce la realtà, “non desidera” svegliarsi.

In ambedue le storie il Diavolo non raggiunge i suoi obiettivi: è indifeso quanto le sue potenziali vittime. Ma ciò indica che il mondo è assolutamente irrazionale e che non dobbiamo aspettarci né risposte ai nostri interrogativi, né una morale per le nostre storie.

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"Colloqui con un diavolo" fu scritto da Ouspensky nel 1914, durante un periodo di ricerche in India e a Ceylon, precedente l’incontro con Gurdjieff.

L’opera contiene due racconti o “allegorie metafisiche” che hanno lo scopo di rendere nota la convinzione del filosofo russo che l’errore principale dell’uomo consiste nel credere che il mondo materiale sia l’unica realtà.

Le novelle esaminano due problemi che Ouspensky reputava fondamentali. Il primo, esposto in “L’inventore”, è quello del “male consapevole”. L’autore era profondamente convinto che il male è sonno, meccanicità e assenza di intenzione, cose delle quali siamo indirettamente responsabili, perché è nostro potere non dormire e non essere meccanici.

Il Diavolo - protagonista del secondo racconto, “Il Diavolo benevolo” - desidera che il genere umano sia felice e non si proponga di raggiungere un chimerico “altro mondo”. Questa allegoria enfatizza la portata della delusione, dell’autoinganno dell’uomo, che rimane attaccato alla Terra perché dorme, non conosce la realtà, “non desidera” svegliarsi.

In ambedue le storie il Diavolo non raggiunge i suoi obiettivi: è indifeso quanto le sue potenziali vittime. Ma ciò indica che il mondo è assolutamente irrazionale e che non dobbiamo aspettarci né risposte ai nostri interrogativi, né una morale per le nostre storie.

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