Alchimia tra Oriente e Occidente - Ash Anghus Ădhegan
Esistono conoscenze diffuse a livello dei nostri stessi cromosomi, un sapere non insegnato che riaffiora in tempi e luoghi diversi. Cambiano il linguaggio, le metafore, il simbolismo della cultura di riferimento ma non cambia la sostanza dellâinsegnamento. Uno di questi casi è quello dellâAlchimia. Nello studio della storia dellâAlchimia si possono distinguere due grandi filoni geografico-culturali, apparentemente paralleli e in parte originariamente indipendenti. Si possono cosĂŹ distinguere: lâAlchimia Orientale, attiva in India e in Cina, e lâAlchimia Occidentale, il cui baricentro si è spostato nel corso dei millenni dal paleolitico Europeo al Medio Regno in Egitto, dalla Grecia classica a Roma, nel Medio Oriente islamico, per poi nuovamente volgere a Ovest per ripiombare con lâimpeto di una vivace riscoperta nellâEuropa del Medio Evo, dellâIlluminismo e del Rinascimento.
Uno degli scopi dellâAlchimia è sempre stato quello di osservare e di scoprire l'Ordine Segreto della Natura. Ricavare cioè dallo studio, quei meccanismi segreti che governano i fenomeni naturali di leggi sempre valide, allo scopo di poter predire gli eventi che da queste scaturiscono.
Per giungere a tale scopo i primi adepti dell'Arte Regia, come viene anche chiamata lâAlchimia, si applicarono in varie direzioni sia materiali, sia spirituali, cercando di unificare conoscenze disperse. Questi Studiosi si applicarono dunque nella ricerca della âPietra Occultaâ celata nelle profonditĂ , che per alcuni erano quelle della stessa Madre Terra, per altri quelle dello Spirito Divino che risiede nel cuore di ogni essere umano. E a tal fine gli adepti dellâAlchimia indicarono, per chi avesse voluto seguire le loro orme, una via di successivi raffinamenti dellâessenza di ogni cosa, trasmutazioni progressive, sino al raggiungimento dellâOro Spirituale o âOro dei Filosofiâ: concetto che in occidente viene riassunto nellâacronimo V.I.T.R.I.O.L., cioè:
âVisita Interiora Terrae Rectificandoque Invenies Occultum Lapidemâ.
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Alchimia tra Oriente e Occidente - Ash Anghus Ădhegan
Alchimia tra Oriente e Occidente - Ash Anghus Ădhegan
Esistono conoscenze diffuse a livello dei nostri stessi cromosomi, un sapere non insegnato che riaffiora in tempi e luoghi diversi. Cambiano il linguaggio, le metafore, il simbolismo della cultura di riferimento ma non cambia la sostanza dellâinsegnamento. Uno di questi casi è quello dellâAlchimia. Nello studio della storia dellâAlchimia si possono distinguere due grandi filoni geografico-culturali, apparentemente paralleli e in parte originariamente indipendenti. Si possono cosĂŹ distinguere: lâAlchimia Orientale, attiva in India e in Cina, e lâAlchimia Occidentale, il cui baricentro si è spostato nel corso dei millenni dal paleolitico Europeo al Medio Regno in Egitto, dalla Grecia classica a Roma, nel Medio Oriente islamico, per poi nuovamente volgere a Ovest per ripiombare con lâimpeto di una vivace riscoperta nellâEuropa del Medio Evo, dellâIlluminismo e del Rinascimento.
Uno degli scopi dellâAlchimia è sempre stato quello di osservare e di scoprire l'Ordine Segreto della Natura. Ricavare cioè dallo studio, quei meccanismi segreti che governano i fenomeni naturali di leggi sempre valide, allo scopo di poter predire gli eventi che da queste scaturiscono.
Per giungere a tale scopo i primi adepti dell'Arte Regia, come viene anche chiamata lâAlchimia, si applicarono in varie direzioni sia materiali, sia spirituali, cercando di unificare conoscenze disperse. Questi Studiosi si applicarono dunque nella ricerca della âPietra Occultaâ celata nelle profonditĂ , che per alcuni erano quelle della stessa Madre Terra, per altri quelle dello Spirito Divino che risiede nel cuore di ogni essere umano. E a tal fine gli adepti dellâAlchimia indicarono, per chi avesse voluto seguire le loro orme, una via di successivi raffinamenti dellâessenza di ogni cosa, trasmutazioni progressive, sino al raggiungimento dellâOro Spirituale o âOro dei Filosofiâ: concetto che in occidente viene riassunto nellâacronimo V.I.T.R.I.O.L., cioè:
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Esistono conoscenze diffuse a livello dei nostri stessi cromosomi, un sapere non insegnato che riaffiora in tempi e luoghi diversi. Cambiano il linguaggio, le metafore, il simbolismo della cultura di riferimento ma non cambia la sostanza dellâinsegnamento. Uno di questi casi è quello dellâAlchimia. Nello studio della storia dellâAlchimia si possono distinguere due grandi filoni geografico-culturali, apparentemente paralleli e in parte originariamente indipendenti. Si possono cosĂŹ distinguere: lâAlchimia Orientale, attiva in India e in Cina, e lâAlchimia Occidentale, il cui baricentro si è spostato nel corso dei millenni dal paleolitico Europeo al Medio Regno in Egitto, dalla Grecia classica a Roma, nel Medio Oriente islamico, per poi nuovamente volgere a Ovest per ripiombare con lâimpeto di una vivace riscoperta nellâEuropa del Medio Evo, dellâIlluminismo e del Rinascimento.
Uno degli scopi dellâAlchimia è sempre stato quello di osservare e di scoprire l'Ordine Segreto della Natura. Ricavare cioè dallo studio, quei meccanismi segreti che governano i fenomeni naturali di leggi sempre valide, allo scopo di poter predire gli eventi che da queste scaturiscono.
Per giungere a tale scopo i primi adepti dell'Arte Regia, come viene anche chiamata lâAlchimia, si applicarono in varie direzioni sia materiali, sia spirituali, cercando di unificare conoscenze disperse. Questi Studiosi si applicarono dunque nella ricerca della âPietra Occultaâ celata nelle profonditĂ , che per alcuni erano quelle della stessa Madre Terra, per altri quelle dello Spirito Divino che risiede nel cuore di ogni essere umano. E a tal fine gli adepti dellâAlchimia indicarono, per chi avesse voluto seguire le loro orme, una via di successivi raffinamenti dellâessenza di ogni cosa, trasmutazioni progressive, sino al raggiungimento dellâOro Spirituale o âOro dei Filosofiâ: concetto che in occidente viene riassunto nellâacronimo V.I.T.R.I.O.L., cioè:
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